Nuovi valori per una nuova leadership

I momenti difficili sono probabilmente quelli in cui diamo il meglio di noi stessi. O perlomeno quelli in cui ci fermiamo a riflettere un po’di più sul senso di ciò che è meglio.

Una considerazione, questa, che per alcuni è un’ovvietà, per altri un’eresia e per altri ancora una rivelazione.

Tralasciando la superficialità o la supponenza che potrebbero segretamente nascondersi nell’approccio dei primi e l’atteggiamento di chiusura che pervade i secondi, la vera novità sono gli ultimi, cioè coloro in grado di sorprendersi, di porsi domande e di vedere il mondo con occhio critico.

Certamente oggi ci troviamo in un cosiddetto “momento difficile”. Un momento che dura da qualche anno ormai e che ci rende ogni giorno più dubbiosi sull’arrivo tanto auspicato di un punto di svolta nel prossimo futuro. Tutti noi ormai ci nutriamo di aspettative circa una prossima ripresa dell’economia, dell’occupazione, della finanza: una ripresa che puntualmente viene rimandata di trimestre in trimestre…

Comunque sia, prima o poi le cose miglioreranno.

Tuttavia, a questo punto, credo sia doveroso chiedersi se una ripresa economica potrà essere, da sola, sufficiente a farci ritornare stabilmente su una rotta positiva o se invece sarà solo un intervallo più o meno lungo prima di un nuovo “momento difficile”. Purtroppo, nessuno può rispondere con certezza a questa domanda, ma ritengo che le premesse non siano delle migliori.

La mia sensazione è che le difficoltà di oggi siano più permanenti che transitorie, in quanto originate da una pericolosa deriva etico-valoriale. Probabilmente, non basterà abbassare lo spread in Italia, accordarsi sugli interventi della BCE in Europa o stabilire adeguati requisiti di patrimonializzazione per le grandi banche internazionali. Servirà molto di più, perché una crisi di valori mina nel profondo le basi stesse del nostro modo di essere e di agire.

La crisi delle istituzioni, della politica e degli stessi sistemi democratici ne è un chiaro esempio.

Ma anche la crisi del nostro modello di società. Nel momento in cui gli attori di una comunità non riescono più a relazionarsi secondo un modello valoriale positivo, le conseguenze si diffondono inesorabilmente in ogni ambito e a ogni livello, innescando un rischioso circolo vizioso. Un contesto siffatto difficilmente potrà produrre leader capaci di andare controcorrente o addirittura di invertire la tendenza. Ne consegue una inesorabile crisi di leadership.

Ma allora quale è oggi il senso di ciò che è meglio? Cosa serve per favorire un vero cambio di rotta?

Difficile rispondere a questa domanda, ma è ormai diventato eclatante il bisogno di una nuova leadership, diversa da quella che conosciamo. Una leadership che sia rinnovata e generativa allo stesso tempo. Una leadership rinnovata, che sappia cioè farsi promotrice di un cambiamento positivo.
Il recupero di valori quali la coerenza, la credibilità, l’apertura, la lealtà, la fiducia e il merito sono il presupposto necessario per una società che possa evolversi anziché involversi. Una leadership generativa, in grado di contagiare sempre più persone, coinvolgendole attivamente nello sforzo comune di innescare e alimentare un processo virtuoso duraturo.

La richiesta di una società migliore che viene dal basso non può più essere ignorata. E’ ormai diventata un urlo assordante che scuote le coscienze e le costringe a passare all’azione.

Considero i vari fenomeni di protesta anti-istituzione e anti-Europa, cui stiamo assistendo negli ultimi tempi, una chiara manifestazione di un disagio che richiede risposte tempestive ed efficaci.

Non saprei dire se questa nuova leadership potrà provenire dalla mia generazione, ma sono abbastanza sicuro che, chiunque se ne farà carico, dovrà possedere una visione chiara e condivisa di futuro.

Probabilmente non basterà più avere un leader illuminato che decide la rotta forte della fiducia incondizionata del resto della società. Oggi quella società vuole anch’essa tracciare la rotta e non è più disposta a farsi trascinare passivamente. Vuole essere un soggetto attivo, partecipativo.

Sono convinto che per guardare con ottimismo al futuro in una situazione come questa, bisognerà essere consapevoli che non esistono scorciatoie, perché il nostro sistema democratico va ricostruito dal profondo.
La democrazia ci rende liberi di scegliere, di determinare la nostra vita. Ma libertà significa anche responsabilità.

L’idea moderna di democrazia non potrà quindi non arricchirsi dall’integrazione delle differenze, dalla mediazione tra coscienza di sé e azione collettiva, da una diversa distribuzione della ricchezza.

Nell’epoca moderna, suona quasi come un monito la considerazione che fece Einstein nella prima metà del secolo scorso: “Il mondo è quel disastro che vedete, non tanto per i guai combinati dai malfattori, ma per l’inerzia dei giusti che se ne accorgono e stanno lì a guardare”.

Allora vi era una guerra che ha sconvolto tutto il mondo, oggi non siamo in guerra, ma siamo comunque nel mezzo di un grave sconvolgimento globale.

Come dicevo, il momento è difficile. E’ perciò arrivato davvero il momento di fare riflessioni produttive scegliendo di agire con decisione e responsabilità…

Ben vengano, dunque, coloro ancora in grado di sorprendersi!

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