L’intervista ad Andrea Mennillo al Forum Internazionale del Made in Italy

FORUM INTERNAZIONALE MADE IN ITALY – 1° edizione, 14-16 marzo 2014 – “Sua Eccellenza Italia”
1. Dott. Mennillo, quale occasione migliore per lei, in rappresentanza della sua azienda e del comitato organizzatore di discutere dei contenuti di questo Forum. In questa due giorni al Grimaldi Forum si parla di “Sua Eccellenza Italia”. Quindi si parla di un brand che indubbiamente deve essere portato e rafforzato a livello globale…

Come italiani, dobbiamo essere contenti di questa iniziativa qui a Monaco, perché è un momento di confronto che si sta dimostrando energico, interessante, con rappresentanti di valore straordinario. Basti pensare all’interessante e gradevole scambio di opinioni di questa mattina, fra il Dott. Pessina, uno dei – purtroppo pochi – grandi capitani d’impresa italiani e il Viceministro Calenda sul fatto che l’Italia ha le risorse, però gli imprenditori italiani devono essere messi in condizione di poter lavorare.
Mi voglio ricollegare anche al commento che ha fatto l’Ambasciatore Castellaneta in qualità di Presidente di SACE,una persona la cui esperienza di “servitore” degli interessi italiani è riconosciuta a livello globale. Io credo che dobbiamo guardare con attenzione alle opportunità che vengono dai Paesi più vicini a noi.
Sicuramente, dobbiamo essere attenti agli accordi che – speriamo – finalmente riusciremo a concludere con i Paesi del NAFTA, anche se i Paesi del Mediterraneo e i Paesi arabi sono anch’essi un patrimonio importante per noi, in quanto naturale sbocco dei prodotti e servizi italiani.

2. Storicamente, gli Stati Uniti non hanno sempre avuto buoni rapporti con alcuni di questi Paesi, al contrario dell’Italia. Questo potrebbe essere, a maggior ragione, un vantaggio competitivo per noi?

Io credo di sì. L’aver perso una leadership indipendente e particolarmente incisiva è per l’Italia solo una presunta debolezza, perché il nostro è un Paese rispettoso delle culture e storicamente poco imperialista, che può contare su un’identità molto forte che ci deriva da 2500 anni di storia.
Non dimentichiamo che 2500 anni fa, i Romani costruirono strade che ancora esistono; stabilirono i principi fondamentali di un diritto che, ancora adesso, è usato dai principali ordinamenti giuridici del mondo; diedero riferimenti di morale che, se osservati, potrebbero contribuire a rendere il mondo un posto migliore.
L’Italia può certamente porsi come controparte verso tanti Paesi con i quali molti nostri partner occidentali, come gli Stati Uniti, l’Inghilterra o anche la Francia, hanno forse una minore qualità di dialogo. Infatti, nei Paesi del Mediterraneo, nei Paesi arabi, nei Paesi dell’Europa Orientale o dell’Ex Unione Sovietica -tutte aree geografiche con grande capacità di spesa -l’Italia è ammirata, apprezzata e considerata con grande rispetto. Stamattina si è fatto riferimento al Consorzio Costa Smeralda, dove i grandi acquirenti sono di nazionalità russa. Ma anche prescindendo dal settore del lusso, sono comunque tante le aziende industriali che hanno una forte attrattività su questi mercati.

3. Questa mattina, il dibattito che ha visto protagonista Stefano Pessina – Executive Chairman di AllianceBoots – e il Viceministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, ha fatto emergere abbastanza chiaramente la percezione sull’attività della politica. Il Dott. Pessina ha chiesto a gran voce un intervento serio e concreto, lamentandosi dello sfruttamento delle aziende, che rappresentano il core business del sistema paese Italia. Dall’altra parte c’è un nuovo governo che manifesta tutte le intenzioni, almeno formali, di cambiare rotta, ma per il momento restano grandi le distanze fra le parti.

E’ evidente come le parole autorevoli di una persona che ha creato valore come il Dott. Pessina, siano scolpite nel marmo. Quello che lui dice è vero, soprattutto dal punto di vista di chi sta facendo e ha fatto quello che ha fatto lui. Devo dire che la sua ricostruzione è stata oggettiva.
Purtroppo, le carenze dello Stato nel rendere il territorio impermeabile da infiltrazioni delinquenziali è sotto gli occhi di tutti. Pensiamo alla nostra vita quotidiana: se qualcuno subisce un furto o un sopruso – piccolo o grande che sia – e va dalla polizia, si sente rispondere che sono impotenti.
Devo riconoscere che il Viceministro Calenda ha risposto con grande accuratezza e passione; gli fa onore ciò che ha detto e come l’ha detto.
Ovviamente lui sa bene che il precedente Governo ha fallito nonostante avesse tutte le premesse per fare bene, perché non è riuscito a toccare i punti nevralgici della riforma dello Stato. Una riforma necessaria, che probabilmente sarà un punto fondamentale di discontinuità.
Alla fine, nel bilancio dello Stato ci sono 801 miliardi di spese, togliendone 45 di oneri finanziari: una manovra seria dovrebbe agire su almeno 100 miliardi.
Al dibattito erano presenti autorevoli rappresentanti dell’economia privata: oggi c’è una situazione di forte disparità fra i dipendenti e gli operai delle aziende private e i dipendenti pubblici. Sono tutte persone per bene, con delle responsabilità, una famiglia. Però la verità è questa: oggi chi è dipendente dello Stato è “figlio di un Dio maggiore” rispetto agli altri. Questa è un’ingiustizia sociale che deve essere sanata.
Noi purtroppo dobbiamo vedere, come si è detto anche oggi, aziende fallire o ridurre drasticamente il personale. Già solo l’abbassamento degli oneri fiscali e l’annullamento degli oneri sociali, permetterebbero a queste persone di rientrare nel ciclo lavorativo. Diversamente, il Paese non potrà andrà avanti.

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