Cinque domande ad Andrea Mennillo: “Manovre armate e diplomatiche in Medio Oriente. La minaccia del Terrorismo non ferma i rapporti economici fra Oriente e Occidente”

I fatti di Parigi e il riacceso scontro tra Occidente e Medio Oriente rischiano di minare seriamente i rapporti economici fra i Paesi direttamente o indirettamente coinvolti. Tagliare i ponti potrebbe generare un effetto boomerang e fermare la ripresa economica appena innescata in molti Paesi occidentali.
Una soluzione, dunque, che va scongiurata e che è già stata esclusa dal premier Renzi, in visita ufficiale lo scorso 8 gennaio in Arabia Saudita per incontrare i vertici del Paese e visitare il cantiere della metropolitana di Riyadh. Proprio in questa occasione, il presidente ha sottolineato la necessità di rafforzare le relazioni bilaterali tra i due Paesi, sia sul piano economico che culturale. A tal proposito, abbiamo chiesto un commento ad Andrea Mennillo, economista conoscitore del mondo arabo.

1. Dopo i tragici fatti di Parigi, potrebbe avere senso limitare, come suggeriscono alcuni, i rapporti commerciali con i Paesi di matrice islamica (anche quelli definiti più “moderati”)?

Credo sarebbe un grossissimo errore. E, anche volendo farlo, sarebbe impossibile bloccare una rete di interscambio commerciale ormai fittissima. Lo vediamo anche per le recenti sanzioni dell’Unione Europea alla Russia: proprio pochi giorni fa la stampa ha alzato il velo su alcuni Paesi membri – Italia esclusa – che continuerebbero a fare affari con i russi aggirando i divieti. Certo, gli attacchi di Parigi hanno avuto un impatto non solo emotivo che definirei devastante. Abbiamo visto Bruxelles, città sede delle più importanti istituzioni europee e cuore d’Europa, vivere in uno stato d’assedio, con immagini quasi surreali che nessuno pensava di rivedere in Europa dopo oltre 70 anni di pace. Non solo, ma la reazione all’annuncio di “stato di urgenza” francese, ha smascherato un’Europa incapace di prendere decisioni ferme e dare una risposta condivisa. E’ quindi inevitabile che le reazioni arrivino individualmente dai singoli Paesi. Si è parlato della possibilità di non fare il Giubileo a Roma,delle attività di controllo del territorio, fino alla chiusura delle frontiere europee e la messa in discussione di Schengen. Le azioni e gli eventi per contrastare la minaccia terroristica appaiono come un insieme di contraddizioni. È impensabile tagliare ogni rapporto economico con certi Stati, non è questa la soluzione migliore quando l’obiettivo dovrebbe invece essere un’azione mirata contro i terroristi. Cosa che non si può certo affrontare senza un qualche tipo di appoggio dai Paesi islamici più ‘moderati’. Alzare barriere economiche non gioverebbe a nessuno, anzi. Ho sentito proclami più clamorosi che concreti, come l’interruzione di ogni tipo di rapporto commerciale con gli stati che adottano la sharia o come campagne diplomatiche contro i Paesi sospettati di finanziare Daesh. Certamente è fondamentale bloccare l’afflusso di armi ai terroristi, ma non è bloccando l’intero flusso commerciale che si raggiunge l’obiettivo. Molto più efficace sarebbe una vera alleanza fra Paesi Occidentali e Paesi Islamici moderati.

2. In un momento in cui l’economia europea, e soprattutto quella italiana, sta uscendo dalla crisi e si comincia a essere finalmente più positivi, quali ricadute potrebbe avere lo scenario di guerra che si sta profilando in Medioriente?

In effetti ci troviamo in un momento molto particolare. Le economie occidentali stanno finalmente ingranando il treno della ripresa, come ha attestato anche la Banca Centrale Europea, che nel bollettino dello scorso dicembre parlava di una “prosecuzione di una crescita moderata del PIL nei prossimi mesi”, cosa che fa essere ottimisti. Credo che una buona fetta del merito vada proprio alla BCE, che sta continuando a sostenere l’economia con una politica monetaria decisamente accomodante. Questa è senza dubbio una notizia positiva. Tuttavia, la particolarità del momento viene dalla situazione delle economie emergenti, negli ultimi anni un serbatoio di ossigeno per le economie mature, ma che oggi manifestano preoccupanti segni di rallentamento. Gli ultimi, eclatanti crolli della borsa cinese indicano che qualcosa di duraturo sta accadendo. Il motore cinese potrebbe rallentare più del previsto e il prezzo del petrolio rimanere ai minimi ancora per parecchio tempo. In tutto questo, le tensioni in Medio Oriente e il pericolo terrorismo qui da noi non aiutano, perché sono anch’essi eventi destabilizzanti che cominciano a mettere in discussione persino la libera circolazione all’interno dell’UE. Riguardo l’Europa, concordo con quanto recentemente dichiarato da Pascal Lamy, fino al 2013 Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio e oggi Presidente Onorario del Jacques Delors Institute, che ha affermato: “Schengen e la libera circolazione non sono il problema, a meno di immaginare il filo spinato alle frontiere interne”.Filo spinato che mi auguro non debba mai servire per tutelare la nostra sicurezza. Le sospensioni dell’accordo di Schengen devono rimanere casi eccezionali,limitati nel tempo, che non possono riguardare tutti gli Stati Europei.

3. Le economie emergenti sono uno sbocco importantissimo per i Paesi Europei esportatori. Su tutti Italia e Germania. Vede ripercussioni importanti nel prossimo futuro sull’export europeo?

Nonostante le buone notizie estive e autunnali che hanno portato a una revisione al rialzo del PIL italiano per il 2015, penso che il quadro sia ancora molto fragile ed è ancora presto per dire che siamo fuori dalle secche. Con tutti i danari che la BCE sta immettendo sul mercato, una crescita vicina all’uno percento per l’Italia e circa dell’uno e mezzo per l’Europa sembra un po’ pochino. Non credo ricapiterà in futuro un’altra occasione simile. Anche l’austerità si è allentata e l’Unione è ora un po’ più propensa a concedere flessibilità sui bilanci nazionali. L’andamento delle esportazioni verso i Paesi emergenti resta un’incognita importante, da non sottovalutare, soprattutto per i Paesi europei più orientati all’estero, su tutti la Germania. Non mi stupisco, infatti, che si sia cominciato a sentire qualche scricchiolio nell’efficiente motore tedesco. Solo la Cina conta per il 6% delle esportazioni tedesche e il suo peso è aumentato con la crisi dell’eurozona. A ottobre ha fatto parlare il -5% di esportazioni tedesche registrato nel mese di agosto, il dato peggiore dal 2009 e concomitante con un calo inaspettato della produzione industriale. Potrebbe essere stato un caso, ma potrebbe anche essere stato l’inizio di qualcosa di più serio. Intanto, i più importanti istituti di ricerca economica hanno subito tagliato le stime del PIL tedesco per il 2015. In Italia, lo stesso Squinzi ha sottolineato il rischio che la domanda estera,in questi anni sostegno per l’economia italiana, potrebbe subire un ridimensionamento dovuto alla dinamica del commercio mondiale. Certo, l’evoluzione dell’economia europea dipenderà molto da come andranno i consumi interni, tradizionalmente un punto debole dei Paesi esportatori, in particolare della Germania. Le prospettive sui consumi tedeschi adesso sono buone e l’arrivo dei rifugiati darà nuovo impulso. Nell’attesa che il Governo tedesco metta in pratica una politica di espansione fiscale che, fra l’altro, si può permettere vista l’ottima situazione dei conti pubblici.

4. Come vede l’andamento del commercio internazionale alla luce degli ultimi sviluppi?

Credo che le ripercussioni saranno importanti, proprio adesso che abbiamo appena riaperto i rapporti con l’Iran. L’escalation della crisi siriana arriva in un momento il cui molte economie sono già state stressate dall’embargo alla Russia: per fare un esempio, adesso anche la Finlandia è in difficoltà a causa degli effetti di un embargo che,nel lungo periodo, potrebbe costare all’Europa oltre 100 miliardi di euro di valore aggiunto creato dall’export e due milioni di posti di lavoro. Poi sono arrivati gli attacchi di Parigi, che hanno portato panico e preoccupazione e da cui era inevitabile non prevedere un impatto sui consumi. La stessa Bankitalia si è espressa sul possibile rischio di un calo dei consumi interni a causa del diffuso clima di paura fra i consumatori. Sulla stessa lunghezza d’onda sono Confindustria e Confesercenti. Gli attacchi di Parigi, secondo i dati Confindustria, hanno indotto i consumatori a limitare gli spostamenti, con effetti importanti sul consumo di servizi ricreativi e turismo. A tutto questo, aggiungo ancora una volta l’export, perché è emerso un evidente ridimensionamento di buoni clienti come i Paesi del Medio Oriente, dove il crollo del greggio sta avendo ovvie ripercussioni. Mi auguro che nonostante tutti i fattori penalizzanti, si possa raggiungere l’obiettivo di crescita stimato per il 2015 dal Governo al +0,9%, anche se è possibile che potrebbe essere già in atto un’inversione di marcia del Pil nazionale.

5. Il Papa ha da poco parlato di terza guerra mondiale, lei crede abbia ragione?

Anche gli Stati Uniti hanno parlato di terza guerra mondiale. Mentre l’intero Occidente è ancora sotto shock per gli attentati di Parigi, nel cuore dell’Europa, è il momento di riflettere sul significato che questi eventi hanno e avranno per la storia della nostra parte di mondo. Un dato di fatto è che, per la prima volta, si tratta di un atto di guerra più che di un atto di terrorismo: Daesh ha risposto ai raid francesi in Siria con un attacco nel cuore della capitale francese. Sono molti gli interventi che si susseguono in questi giorni. Alcuni, forse esagerando, si chiedono se l’Occidente, che ha sempre portato guerre così dette imperialiste in giro per il mondo e guerre economiche per il petrolio in Medio Oriente, non meriti quanto sia accaduto. Mi sembra un’autocritica un po’ troppo estrema, ma non sono un segreto gli errori commessi in passato sostenendo, per interesse, alleati di comodo che poi si sono trasformati in nemici pericolosi. Prima i talebani in Afghanistan, oggi Daesh, la cui ascesa sembrerebbe legata a finanziamenti provenienti dai nostri migliori ‘alleati’ in Medio Oriente: insomma, l’Occidente avrebbe ‘giocato con il fuoco’ e queste ne sarebbero le conseguenze.

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