Cinque domande ad Andrea Mennillo: “La Brexit, le sorti dell’Europa e dell’economia globale nelle mani degli inglesi?”

Brexit: gli inglesi hanno votato l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, una scelta che nel bene o nel male cambierà le sorti del Vecchio Continente e che avrà un impatto sull’economia, forse anche a livello globale. Il segnale lanciato dal popolo di Sua Maestà mette in discussione il progetto Europa e il suo funzionamento e dà nuova linfa vitale a tutti i partiti euroscettici. A pochi giorni dal voto-choc, abbiamo chiesto ad Andrea Mennillo un parere sui possibili scenari futuri.

1. Un grande dibattito sull’eventualità di una uscita dell’UK dall’Europa ha infiammato la vigilia del voto e molto si è detto anche sull’effettivo esito del referendum. Troppo rumore per nulla o dobbiamo invece preoccuparci?

Il risultato del referendum è stato motivo di festa per gli euroscettici sparsi in tutto il Vecchio Continente e la sua onda d’urto – come previsto – non ha risparmiato i mercati finanziari e le previsioni sull’economia europea. Complice, forse, la tempesta scatenata alla vigilia dalle diverse correnti d’opinione, ciascuna interessata a esacerbare la propria posizione. E’ bastata infatti la notizia della vittoria del “Leave” a causare un crollo repentino della sterlina sul dollaro, con perdite oltre il 10 per cento, record degli ultimi 30 anni. Perdite consistenti anche per le principali borse europee a causa dell’incertezza riversatasi sui mercati: Milano ha chiuso a -12,5 per cento, il peggior risultato degli ultimi decenni, meglio la seduta della borsa di Londra chiusa comunque a -3,15 per cento. Ma limitiamoci ai reali fatti politici: il popolo britannico ha scelto democraticamente di uscire dall’Unione Europea. Si può essere d’accordo o meno sulle ragioni che hanno portato a questo risultato, ma ora tocca al governo inglese dare seguito alla volontà popolare. Certamente l’uscita della UK non sarà priva di conseguenze economiche e politiche, alcune ovviamente negative. Vorrei tuttavia sottolineare che quanto accaduto ha più che altro un forte valore simbolico: l’Unione Europea non è qualcosa di eterno e intoccabile, ma è un’istituzione che può essere messa in discussione. Questo è il messaggio che gli inglesi hanno fatto passare. Dall’Europa si può entrare e uscire e l’integrazione europea non è buona a priori.

2. Lei dottor Mennillo sembrerebbe pendere per la Brexit…. 

In realtà io non sono né a favore, né contro. Mi limito a prendere atto di quello che è stato il voto. Non si può vivere nella ferma convinzione che le nostre certezze siano eterne. Si devono sempre mettere in conto cambiamenti importanti, anche lo stravolgimento dello status quo. La storia ce lo insegna. Quante volte l’impensabile è invece successo? Da due guerre mondiali a distanza di pochi anni l’una dall’altra, fino alla rivoluzione tecnologica che ha portato al mondo globalizzato. Teniamo comunque presente che ci saranno inevitabili impatti sul piano economico, ma anche politico, soprattutto per quanto riguarda l’unità europea.

3. Quali potrebbero essere secondo lei le prevedibili conseguenze per l’Europa?

Di prevedibile c’è ben poco in questo momento. Siamo nel campo delle congetture. La Commissione Europea ha invitato il Regno Unito a uscire “il prima possibile, per quanto doloroso”, per evitare ulteriore incertezza. I tempi previsti sono comunque lunghi, si parla di un paio di anni prima che sia completata l’operazione. In questa fase iniziale l’incertezza è alta a causa di molti fattori. Quali saranno ad esempio i futuri rapporti fra il Regno Unito e il resto dell’Europa? I vecchi equilibri saranno sostituiti da nuovi e il processo di riassetto potrebbe non essere indolore per tutti. Non credo però assisteremo a scenari catastrofici, quelli fanno parte della dialettica della vigilia. Tanto per fare un esempio, si parla molto di una fuga delle istituzioni finanziarie dalla City, la piazza finanziaria oggi più importante al mondo. Non credo però vedremo migrazioni in massa di banker in gessato scuro, anzi, al contrario molti istituti sembrerebbero già pronti a trattare con il governo britannico, considerando gli ingenti costi che dovrebbero sostenere per trasferirsi altrove. Se poi la UK negozierà con la UE un accordo di associazione come quello che hanno Svizzera e Norvegia che prevede la condivisione di ampie parti del Mercato Unico, le conseguenze economiche di medio periodo potrebbero essere abbastanza contenute per tutte le parti coinvolte.

4. Come cambierà secondo lei il peso internazionale del Vecchio Continente senza UK?

Difficile da dire. Avendo perso un componente importante come la UK, è facile ipotizzare un indebolimento dell’Europa. Ma la Brexit potrebbe invece trasformarsi in un vantaggio: una volta acquisita la consapevolezza che altri potrebbero seguire l’esempio della Gran Bretagna, i Paesi membri potrebbero ritrovare quella coesione che oggi sembra scricchiolare e riuscire a dare più forza all’Unione. Anche se sarà difficile…vediamo come la vecchia Unione si stia ad esempio dimostrando incapace di creare un piano comune per gestire l’emergenza determinata dai profughi delle guerre civili nel medio oriente e nel corno d’Africa. Prima ancora si è dimostrata incapace di proporre soluzioni sensate alla crisi economica della Grecia. Quanti Stati saranno disposti ad accettare queste mancanze per il bene di un‘Europa inconsistente e che per di più non cresce come dovrebbe? Il nuovo corso delle relazioni tra Regno Unito e Unione Europea dipenderà, comunque, da un delicato negoziato politico. Se Londra si chiamasse fuori, ci saranno aziende che decideranno di lasciare il Paese per continuare ad avere i benefici del mercato comunitario, così come potrebbe succedere che Londra rimanga, sì, esclusa dalle istituzioni europee, restando però pienamente integrata nel mercato europeo. Tuttavia priva di leve per influenzare i processi economici in cui sono inclusi. In tutto questo, c’è anche il peso degli Stati Uniti e delle prossime elezioni presidenziali. Il futuro è un cantiere ancora aperto.

5. Infine, quali saranno secondo lei le conseguenze per l’Italia?

Anche per l’Italia vale quanto detto poc’anzi. Molto dipenderà dai nuovi equilibri che si raggiungeranno. Rimanendo in un’ottica di breve periodo, si stima per la UK una riduzione nell’ordine di 3-5 punti di PIL nei prossimi 12-18 mesi, che potrebbe avere impatto sull’Italia. La Gran Bretagna è, infatti, il nostro quarto mercato di sbocco per quanto riguarda l’export, anche se per una quota contenuta (intorno al 5% del totale dell’export italiano). Tuttavia, è possibile che se la UK non fosse più un mercato conveniente, il commercio italiano andrebbe a riposizionare velocemente e a costi contenuti verso altri Paesi. Inoltre, l’Italia potrebbe beneficiare di nuove opportunità di investimento da quei soggetti che lasceranno la Gran Bretagna per riorientarsi sul mercato continentale. Sarà quindi importante riuscire a essere appetibili per attirare questi capitali in cerca di ricollocamento.

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